Mi iscrissi a Extremelot nel 2004, due volte. La prima volta non mi venne in mente di copia-incollare la password alfanumerica da sedici caratteri che mi arrivò (anche gmail ne chiede solo otto, santo cielo) e quindi ricopiai i caratteri uno per uno, stando attenta a non confondere gli zeri con le O maiuscole e viceversa. L'esperienza fu simile a quella che vivo ogni tanto quando il mio computer si dimentica la password del wifi e devo andarmi ad accucciare accanto al modem, rovesciarlo, scrivere su un foglietto il lunghissimo codice di maiuscoleminuscolenumeriesimboli, tornare al pc e ricopiarlo carattere per carattere sperando di non cannarne nemmeno uno, pena riniziare daccapo. Dentro di me so che ci sono metodi migliori per farlo, ma mi torturo lo stesso perdendo tempo e gradi di vista proprio come mi torturai per loggare su Extremelot, vedere una serie di curiose chattate in cui tutti si davano del voi, storcere il naso, sloggare e dimenticarmene per un po'.
La seconda volta arrivai un po' più preparata, ma non so neanche bene perché. A tredici/quattordici anni un po' tutti vogliono essere qualcosa di diverso da un tredicenne nerd e brufoloso, per cui il claim entrate e siate ciò che vogliate aveva una ragionevole presa sulla demografica di cui facevo parte. Decisi di essere - si fa per dire - uno dei cinque sterotipi del niubbo fantasy: una mezzelfa buonina e senza ricordi del suo passato. Ho pensato di scrivere qualcosa in più per descriverla, ma la verità è che il mio pg su Lot era questo e poco altro: non c'era programma nel come la giocavo, non aveva un carattere che andava dallo sciapetto alla Mary Sue e nonostante ciò mi faceva sentire molto alternativa perché invece di scegliere un'elfona bionda con uno stacco di coscia considerevole avevo come avatar una simil druida con i capelli castani e gli occhi verdi.
Extremelot e il suo gioco è un argomento sempre estremamente polarizzante, e nel tempo mi sono spesso chiesta se fossi l'unica persona nel mondo dei PbC a conservarne un ricordo completamente positivo e, allo stesso tempo, a tremare all'idea di tornare in un gioco del genere.
| I sentimenti scatenati da Lot nel suo ex giocatore medio. |
La risposta che mi do di solito è che ci sono rimasta il tempo necessario a farci tutte le esperienze necessarie e nessuna in più: le faccine in chat, le azioni di due righe, le giocate con vampiri belliedannati, il clan caotico-positivo non riconosciuto, l'agorà in rocca che quando andavo in vacanza all'estero imprecavo fortissimo perché volevo entrare in chat e le tastiere inglesi non avevano l'à accentata, due ammazzamenti cruentissimi da parte di power killers che i segnalini PEGI je fanno un baffo, le poste agli allevatori per riuscire ad aggiudicarsi una bestia che fosse una (quando riuscii finalmente ad avere un cavallo per vie traverse iniziai a usarlo anche per andarci alle latrine), l'Esodo (sì gente, ho fatto l'Esodo, tutti i miei amichetti lo stavano facendo e di là ci riconoscevano il clan) e soprattutto il viaggio d'Esodo giocato tutto in rocca con sessioni bellissime che se ci penso non so come Thorm non ci abbia cacciati tutti a calci ben prima che esodassimo noi... e poi me ne sono andata. Prima di crescere, di invischiarmi con il sistema delle gilde, di capire bene quali fossero i compiti della Compagnia del Granducato e queste cose così. Se ci fossi rimasta, forse adesso avrei il dente avvelenato anche io.
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| Tipo un demone psicopatico col pallino dello sbudellamento. |
Invece no. E proprio perché ad Extremelot devo tutto anche se non ci giocherei mai più, butto giù la lista di cose buone che quell'esperienza durata poco più di un anno mi ha regalato.
- Mi ha fatto conoscere il Play by Chat e mi ci ha anche tenuto. Possiamo parlare di quanto si trattasse di gioco di Lot e non di gioco di ruolo, ma la verità è che senza Extremelot non avrei mai scoperto l'abc del play by chat. Il fatto che fosse una comunità così grande mi ci ha trattenuta quanto è bastato perché iniziassi a capirne le dinamiche, i tabù e soprattutto il fascino. Il sistema di supporto offerto non dalle guide, ma dalla miriade di organizzazioni nate dal basso e non riconosciute ufficialmente e ben disposte verso le nuove leve, è qualcosa che non ho mai trovato su nessun altro gioco.
- Mi ha fatto scoprire che internet era anche comunità. In un periodo in cui Facebook non esisteva e scrivere il proprio nome e cognome su internet era considerato un atto più pericoloso dell'attraversare la Roma-Napoli a piedi da un capo all'altro ad occhi chiusi, avevo scoperto che un po' della mia teeny angst poteva essere stemperata dall'avere un hobby in comune con un sacco di giocatori che non mi contattavano solo per giocare, ma anche per chiedermi come mi era andata la versione di latino o la gita scolastica.
- Ci ho trovato quelli che mi hanno insegnato a giocare ai pbc. Dalle basi dello scrivere in terza persona presente a come si giocava il combattimento con la spada con tutti quegli sgualembri e rovesciati (ai tempi mi sembrava una cosa impossibile e solo da giocatori pro), nessuno è mai stato meno che paziente con tutte le idiozie che inviavo in chat e gli errori madornali che commettevo.
- Mi ha fatto imparare da subito che dietro lo schermo c'erano persone e che impegnarsi per una giocata era come impegnarsi come un qualsiasi altro appuntamento. Va bene la pazienza, ma prova a non presentarti a una giocata programmata con altre quindici persone.
- Mi ha fatto imparare a creare avatar animati. Per fortuna l'ho disimparato piuttosto presto.
- Ci ho imparato la sportività. Un po' perché il clima dell'ognuno per sé ti faceva passare la voglia di rivolgerti a un moderatore ogni volta che subiti un torto, un altro po' perché al secondo sbudellamento da parte di un demone che specifica precisamente come agita la spada nelle interiora della tua mezz'elfa smemorata così da separare la parte superiore del torso da quella inferiore... ci fai il callo e ti auguri che i tuoi compagni di clan trovino entrambe le parti del cadavere per farti risorgere.
- Ho scoperto che la presenza di regole non corrispondeva necessariamente al rispetto delle stesse. Tipo quando su msn una giocatrice mi diede della troia perché il mio pg parlava col pg del suo ragazzo in OFF. Spoiler: ripetere in caps lock "MA E' ON, MA E' ON!" non aiutò.
- Ho scoperto che la differenza tra una persona normale e uno snob è la stessa che passa tra lo scrivere Simeth e lo scrivere Simeht. "Bbbbbeh, ma perché è Themis al contrario, non lo sapeeeeviii?".
- Mi ci sono divertita un sacco, con quel senso di meraviglia verso qualsiasi minima cosa che accadesse in gioco e con la più totale fiducia - talvolta immeritata - nei confronti dei miei compagni di gioco e di quelli che amministravano il sito. Che, alla fine, è quello che davvero ha contato e mi ha inchiodato al PbC anche dopo che i miei gusti cambiarono e mi strappai di dosso il cerotto di Lot.
